APRILE 2009 – PARAGUAY

Il fenomeno dell’emigrazione iblea in Paraguay risale in buona parte alla fine dell’ottocento, e esattamente nel 1898, quando l’iniziativa truffaldina di un avvocato catanese, tale Paterno’-Distefano, sedicente imbonitore e truffaldino uomo d’affari , spinse centinaia di famiglie provenienti da diversi centri iblei a solcare i mari dell’Atlantico alla ricerca del mito del facile arricchimento.
Acquisito a monte un accordo con le Autorità Governative Paraguage di quel tempo per la cessione gratuita di terreni agricoli, il faccendiere catanese convinse i primi pionieri ad abbandonare case e terreni , affrontare stati d’animo divisi fra speranze e timori, vendere ogni loro avere pur di pagarsi le spese di viaggio ed inseguire la chimera del sogno americano. Pochi di loro tornarorno indietro, la maggior parte rimase e recise ogni legame affettivo con il mondo natio; ma l’Eldorado promesso non venne mai raggiunto. Infatti,al posto delle terre promesse,i coloni vennero portati a Nord del Paraguay, in territori desertici da bonificare e trasformare in campi agricoli, distanti centinaia di clilometri dagli agglomerati urbani piu’ importanti . L’astuzia e l’inganno di quello che si potrebbe oggi definire un miserabile traghettatore di disperati africani verso le coste sicule portò questi nostri antichi conterranei a subire le conseguenze di un lungo isolamento dal resto del mondo civilizzato,confinati in una sorta di comunità chiusa ed impermeabile a contatti e inflenze esterne. Vissero in buona parte per lunghi decenni quasi esclusivamente dei prodotti della terra da loro coltivata, in un contesto sociale che privilegiava l’auto alimentazione, in condizioni disagiate , non certamente floride, esposti a malattie infettive che portavano sovente a precoci decessi.
La fertilizzazione di terre che comunque si prestavano ad una coltivazione varia e largamente produttiva consenti’ loro di mettere radici stabili in quella lontana colonia, che dal nome dei siciliani insediati prese il nome di “ Trinacria “, ma tagliò loro ogni contatto con il resto del Paraguay per lunghi decenni. In tal modo i destini dei loro figli e nipoti si incrociarono fra di loro, con matrimoni all’interno della comunità siciliana ed iblea, si’ che si tramandarono e non si dispersero gli originari cognomi. Lo stesso non avvenne per l’uso del dialetto e il mantenimento delle tradizioni e dei legami culturali con la terra natia iblea, che progressivamente si affievolirono fino a dissolversi del tutto. Ed infatti oggi i pronipoti di quegli antichi coloni parlano esclusivamente la lingua spagnola, e hanno una vaga rappresentazione della provincia da cui partirono i loro antenati, anche come semplice cognizione geografica. Ancor oggi comunque , ad oltre un secolo dalla partenza delle prime famiglie , vivono centinaia di famiglie con cognomi tipicamente ragusani..Le loro case basse sono sparse in larghe estensioni di terreno, dalla superficie rosso fuoco, che richiama il profumo di una natura incontaminata seppur florida.
La Delegazione, dopo un lungo ed estenuante viaggio in pulmann da Asuncion, durato ben sei ore lungo strade ora asfaltate ora sterrate, in qualche tratto sconnesse e pericolose, è stata ricevuta da una numerosa rappresentanza degli attuali occupanti la colonia, che hanno riservato una calorosa accoglienza, con una esibizione di bambini nel costume originario dei primi arrivati, con spettacoli di folklore locale e di abilità circense, balli, canti e animazioni varie. Un pranzo all’insegna dei prodotti tipici siciliani è stato offerto dalla delegazione isolana, sotto l’abile regia di Salvuccio Materia, grande esperto di cucina.
Emozionati e struggenti le testimonianze raccolte sul posto, come quella di tale Lissandrello, ultraottantenne nato in Paraguay e ragusano di seconda generazione, che piange nel sentir parlare il dialetto dopo oltre sessantanni. L’ultima volta lo aveva ascoltato dai genitori, partiti nella prima ondata migratoria. Sensazioni e incerte parole,a stento estrapolate dal loro intimo, che si allacciano ad una terra lontana, sicuramente presente nel loro DNA, bella e suggestiva, incantevole e seducente, ma di cui conoscono a stento il nome….. un paese, una citta’, una provincia, una regione, che e’ appartenuta ai loro avi, e di cui rimangono solo labili e sfioriti ricordi tramandati nel tempo nei vari cambi generazionali ,segnati dall’incedere di oltre un secolo.
Sono state distribuite stampe , video e pubblicazioni varie sul territorio ibleo, messe a disposizione dalla Presidenza della Provincia di Ragusa, suscitando interesse e curiosità da parte soprattutto delle giovani generazioni, che hanno espresso a piu’ riprese il desiderio di poter conoscere un giorno la terra da cui partirono i loro antenati.
Altri filoni dell’ emigrazione iblea in Paraguay risalgono ai primi decenni del novecento, protratti fino alla seconda guerra mondiale, con interi nuclei familiari emigrati in una terra che offriva grandi opportunità, sovente a seguito del richiamo di parenti o amici che avevano intrapreso il medesimo viaggio della speranza o attratti dal miraggio del facile benessere.
Attualmente la presenza della comunità iblea in Paraguay, dislocata prevalentemente nella capitale Asuncion ma molto viva anche in altri centri, oltre che nelle lontane terre della colonia Trinacria, sfugge ad una precisa determinazione numerica, ma si ha fondato motivo di ritenere che essa ammonti a svariate migliaia, secondo quanto è stato possibile desumere dai primi dati raccolti presso la locale Ambasciata, dal totale dei soci iscritti all’Unione Siciliana di Asuncion, e dai contatti direttamenti intrapresi in loco dagli studiosi e ricercatori presenti nella delegazione siciliana. Il consistente numero la pone al vertice come agglomerato ibleo nel mondo intero, molto piu’ delle realtà finora conosciute ed attenzionate. Le città iblee piu’ rappresentate sono Ragusa e Comiso, ma molti sono originari dei centri montani e del versante modicano.
Della comunità iblea di Asuncion le cronache locali si erano occupate recentemente in occasione dell’ultima elezione a Miss Italia nel Mondo, con successivo conferimento del Premio Ragusani nel Mondo, a Fiorella Migliore, comisana nata proprio ad Asuncion.
Un particolare curioso è dato dalla scelta della nuova candidata a rappresentare il Paraguay alla prossima fase finale del Concorso 2009, che è caduta ancora una volta su una bella ragazza originaria di Ragusa, Renata Ruoti .Che sia destinata a calcare le orme di Fiorella..?E l’augurio di quanti hanno a cuore un sano campalinismo ibleo.
Paraguay
Un angolo di Ragusa dimenticato, anzi forse… mai conosciuto.
Delegazione siciliana ad Asuncion e Buenos Aires.
Esiti estremanente interessanti sul piano culturale e della ricerca etnoantropologica ha avuto una recente missione in Paraguay della Rete Regionale dei Musei dell’Emigrazione, con il Patrocinio dell’Assesorato Regionale al Lavoro, che ha posto in essere il primo storico contatto con le locali comunità siciliane da tempo ivi trapiantate . La delegazione siciliana, guidata dal Prof. Marcello Sajia, ordinario di Storia delle Istituzioni Politiche presso l’Università di Messina ,comprendeva anche il Direttore dell’Ass. Ragusani nel Mondo Sebastiano D’Angelo, l’esperta di emigrazione Erminia De Francesco, ed il giornalista Mario Cavaleri, direttore fra l’altro della Rivista On Line Quisicilia, organo ufficiale dell’Assessorato Regionale di riferimento. In rappresentanza del Dipartimento Regionale dell’emigrazione era presente la funzionaria Angelica Leonarda.
In Paraguay vive una folta comunità derivata di siciliani , di terza e successive generazioni, calcolabile, secondo quanto dichiarato dallo stesso ambasciatore d’Italia Giovanni Marocco, in svariate decine di migliaia di persone. La maggior parte dei siciliani paraguagi è di origine iblea, ed ancor oggi le famiglieportano cognomi ricorrenti in provincia ( Tumino, Occhipinti, Bellassai, Licitra, Alessandrello, Migliore, Scollo, La Terra, Farruggio, Modica, Ammatuna, Barresi, ecc… ) Il consistente numero la pone al vertice nel mondo intero come agglomerato ibleo presente in una sola nazione, molto piu’ delle realtà finora conosciute ed attenzionate. Le città iblee piu’ rappresentate sono Ragusa e Comiso, ma molti sono originari dei centri montani e del versante modicano.
Grazie all’invito della Rete Regionali dei Musei,diretta da Marcello Sajia,l’Associazione Ragusani nel Mondo ha avuto l’opportuntà di attivare una prima presa di contatto con la lontana comunità iblea del Paraguay, che nella quasi totalità dei suoi appartenenti ha perso nei decenni ogni legame familiare, sociale e culturale con la terra da cui partirono i primi emigrati. Un pezzo significativo di collettività iblea, sia pure derivata, viva e presente in una lontana regione del mondo, trascurata e forse dimenticata, o forse meglio ancora semplicemente sconosciuta. Da sottolineare in particolare il caso della lontana colonia Trinacria, distante centinaia di chilometri da Asuncion, fondata sul finire dell’ottocento da coloni ragusani, ed ancor oggi a distanza di oltre un secolo abitata prevalentemente dai loro discendenti, tutti con cognome rigorosamente ibleo.
Nel corso della missione paraguagia è stato messo in scena ,con un qualificato cast artistico composto da musicisti e cantori di tradizioni popolari ,fra cui in particolare il noto cantastorie Nono’ Salomone, uno spettacolo di struggente bellezza,” Vi cuntu la Sicilia “, scritto e diretto dallo stesso Marcello Sajia, con una sorta di rivisitazione della Sicilia degli ultimi secoli attraverso il canto, la recitazione ed il racconto di aneddoti , spunti e squarci di leggenda e storia vera del passato isolano.Lo spettacolo è stato successivamente replicato a Buenos Aires, in Argentina.
Altro significativo momento culturale è stato rappresentato da un Convegno sulle origini dell’emigrazione siciliana in Paraguay, ospitato presso la sede dell’ex Parlamento Nazionale e presieduto dallo stesso Ambasciatore d’Italia Giovanni Marocco. Sono state illustrate nella circostanza le prime ricerche storiche finora curate dal prof. Marcello Sajia per far luce sul fenomeno migratorio dei siciliani in Paraguay.Il Convegno e’ stato chiuso con la firma di un importante protocollo d’intesa fra le Autorità locali e il Dipartimento Regionale all’Emigrazione.
“Nei confronti dei discendenti di una lontana progenie, il cui ricordo si e’ affievolito nel tempo presso i familiari rimasti in patria, fino a scomparire del tutto, le Istituzioni Iblee e l’intera collettività ragusana hanno un grosso debito di riconoscenza, che è auspicabile venga prossimamente colmato con una maggiore attenzione e una voglia di attivare contatti culturali e sociali, mai finora coltivati”.

























































































































































































